martedì 22 maggio 2012

E, all'improvviso, il fallimento di una stagione

Il Bari non c'è più. Lo conferama anche l'ultima prestazione, quella di Vicenza. Non c'è più: nel senso che non risponde alle sollecitazioni e agli input del campionato. Un campionato che sta finendo, ma che non è ancora finito. Mancano appena novanta minuti, vero. Ma la formazione guidata da Torrente non è affatto certa della salvezza aritmetica. Da non credere. La quota tranquillità era considerata inattaccabile, due mesi fa. E anche meno. E, invece, la squadra si è liquefatta di fronte ai personalismi, all'inconsistenza degli stimoli, all'imborghesimento e a chissà cos'altro. Sperperando il corposo vantaggio sulla quint'ultima, cioè l'Empoli. Che, sabato, potrebbe addirittura agguantare il Bari: almeno teoricamente. Il calendario, tuttavia, soccorre Caputo e compagni: sottoponendo, nell'ultima fatica della regular season, il già retrocessio Gubbio. Il problema, semmai, è un altro: davanti alla propria gente, questa squadra non ha mai brillato, nel corso dell'intera stagione. E il particolare comincia ad inquietare. Quasi quanto la questione calcioscommesse, che sta per deflagrare. E che rischia di condannare il club di strada Torrebella. Da sùbito. Perchè un'eventuale (e anche mite) nuova penalizzazione, ora che la graduatoria si è accorciata notevolmente,  potrebbe scaraventare direttamente in terza serie una squadra che si è cullata sul risultato del campo, senza preoccuparsi del futuro prossimo. Che si è accontentata del minimo indispensabile, senza lungimiranza. E che si è considerata al riparo dalle critiche in virtù dei cinquantatre punti sin qui conquistati (quarantasette più i sei già oscurati dalla giustizia sportiva). Senza considerare che le circostanze, questa volta, chiedevano di più, molto di più. Quelle stesse circostanze che, oggi, infieriscono: spiegando quanto il torneo del Bari sia diventato, quasi all'improvviso, fallimentare.     

lunedì 14 maggio 2012

Lecce, scalata incompiuta

L'incubo si fa realtà. L'ultimo chilometro è il più deprimente. Si va a Verona, in casa del Chievo: e il Lecce, dopo aver sfiorato il successo con Di Michele e poi con Giacomazzi, cade. Ma, in fondo, neppure il successo si sarebbe rivelato utile: perchè il Genoa, contemporaneamente, piega il Palermo. Il salentino Miccoli, del resto, è infortunato: e non può supportare l'offensiva dei siciliani, che aiuterebbe più o meno indirettamente la gente di Cosmi. Verdetto scritto dalla classifica configuratasi prima dell'ultima fatica e ribadito dai novanta minuti finali: Genoa ancora in A, Lecce in B. Retrocessione amara, come e più di altre, e rincorsa vana: sfiorita al momento della definizione. Davanti all'obiettivo, cioè. Onore alla squadra, però. E al suo condottiero. Che possiedono il merito, almeno, di averci creduto (o, almeno, provato) sino al novantesimo della trentottesima partita. E che cedono con la fierezza di chi è convinto di aver resistito stoicamente all'ineluttabilità degli eventi. Rinsaldando le posizioni di quanti rimpiangono la tardiva assunzione del coach perugino, il vero motore di quella che, tuttavia, va considerata una scalata incompiuta. Cosmi, a proposito, esce professionalmente rivalutato dall'esperienza maturata in Puglia. E non sarebbe male pensare ad una rifondazione allestita attorno al suo nome. Al di là di quanto, domani, potrà accadere (il club, teoricamente, dopo aver sofferto la caduta in B, rischia parecchio anche in ambito giudiziario, per il caso calcioscommesse). E, ovviamente, al di là di quello che sarà dell'assetto societario. Che, oggettivamente, potrebbe essere condizionato dagli accadimenti: del campo e di fuori dal campo. La retrocessione, intanto, è il dato che, più di ogni altro dettaglio, emerge da una stagione nata tra le difficoltà, proseguita nello scoramento e rivalutata tardivamente: in cui il Lecce ha finito per pagare il basso budget destinato in estate al rafforzamento della squadra. Un particolare che, peraltro, costerà ancora di più, l'anno prossimo: la serie B, del resto, garantisce molti meno introiti del campionato maggiore. E, oltre tutto, la società si ritrova all'improvviso meno appetibile. Gli eventuali compratori, nel migliore dei casi, ci penseranno dieci volte, prima di formulare un'offerta. E, infatti, della chiacchierata famiglia Tesoro non si parla neanche più. Facile capire il perchè.

venerdì 11 maggio 2012

Taranto, tra playoff e incertezze

Il Taranto è secondo, ora è certo. Secondo in classifica, primo sul campo (la penalizzazione, ricordate?). Anche se le ultime uscite della Ternana, leader del torneo e appena sbarcata in B, hanno finisto per essere drogate dall'euforia, che hanno oggettivamente limitato il rendimento della squadra di Toscano, lentissima dopo la promozione matematica. Sui due Mari, intanto, è tempo di playoff: però, dodici mesi dopo (anche nella scorsa stagione la gente di Dionigi partecipò agli spareggi, uscendo al primo turno), si parte da una posizione privilegiata. Che lascia pensare al Taranto come la formazione da battere. Sicuramente la più solida, probabilmente la più dotata anche sotto il profilo tecnico, unitamente al Sorrento. La prima fatica si consuma a Vercelli, in casa della Pro. Ma l'ambiente, come accade spesso, fibrilla. Se la squadra è salda e arroccata attorno alla figura del suo condottiero, da cui sembra dipendere caratterialmente, le ultime dichiarazioni del presidente D'Addario («A fine stagione il sottoscritto toglie il disturbo, chi vuole la società si presenti con il denaro»: pare tre milioni più qualcos'altro per coprire il disavanzo) sembrano aver indebolito ulteriormente il rapporto già incrinato con la tifoseria. Probabilmente, non era questo il momento migliore per esternare, per dettare il proprio disappunto, per rispondere piccatamente alla contestazione. Ma il patron, che non ama indugiare, ha scelto il tempo di parlare con cura: puntando a velocizzare l'ipotetica trattativa (difficile, a quelle condizioni economiche). Segno che i margini per salvare il calcio sullo Jonio sono angusti. E che è alta l'urgenza di liberarsi di quello che è diventato per D'Addario un problema. Serie C o serie B che potrebbe essere. Anche se soltanto la promozione potrebbe davvero incoraggiare un compratore ad esporsi: tanto da far diventare la faccenda playoff - e i suoi sviluppi - assolutamente fondamentale. 

giovedì 10 maggio 2012

Otto punti in più non bastano, Grottaglie deluso

La delusione emerge dal derby. E il veleno scorre in coda ad una partita che il Grottaglie sta per chiudere con un risultato utile. Il Brindisi lo sorpassa al novantesimo, centrando il suo obiettivo (i playoff:): anche se il pareggio, a conti fatti, avrebbe accontentato tutti. La Turris, a Francavilla sul Sinni, sta pareggiando: ma fidarsi non è bene, non si sa mai. E la gente di Maiuri accelera all'ultimo assalto. Condannando, di contro, l'Ars et Labor agli spareggi salvezza. Otto punti di vantaggio (su Nocera e Viribus Unitis, che si incroceranno domenica: chi vince incontrerà la formazione di Pizzonia) sono insufficenti ad evitare la lotteria finale. Nove, invece, sarebbero bastati. Ci aveva sperato seriamente, il Grottaglie: Offrendo, tra marzo e aprile, sostanza e ritmo alla sua rincorsa verso la salvezza immediata. Con un rush finale tonico, convinto. Tutto inutile, il verdetto brucia. Non solo: qualche minuto prima della mezz'ora della seconda frazione di gioco, Laghezza e compagni erano davanti di un gol, largamente al sicuro. E forti di un approccio alla gara intelligente. Il campionato, così, continua. Necessiteranno almeno due pareggi: nei playout, almeno, i grottagliesi partono avvantaggiati. Ma i pericoli restano, per intero. Uno, innanzi tutto: dettato dalla situazione psicologica. Il contraccolpo potrebbe rivelarsi subdolo e, perciò, va assorbito in fretta. Un impegno niente male per un collettivo da sempre poco corazzato alle intemperie di un torneo che preferisce i sapori decisi.

mercoledì 9 maggio 2012

I difetti di personalità sgambettano il Barletta


Malgrado le incertezze, i fastidi e le debolezze, la stagione sembra salva, a pochi istanti dalla conclusione del match. Il Barletta, in Emilia, vince: ed è esattamente quel che deve fare. Il Piacenza, già condannato ai playout, non può pretendere molto di più. E la Cremonese, concorrente diretta della formazione di Nello Di Costanzo nella rincorsa all'ultima piazza disponibile dei playoff, pareggia a casa propria con il Sud Tirol. Passaporto guadagnato, dunque. E, invece, no. Il doppio sigillo di Franchini diventa, all'improvviso, inutile. Quarantaseiesimo, il Piacenza spinge e penetra: due pari. E il campionato, per Mazzeo e soci, è già finito. Nella maniera più grigia: perchè la lotteria degli spareggi è sempre stato un obiettivo perseguibile. Anzi, naturale per un collettivo di spessore tecnico come il Barletta. La qualificata compagnia ai vertici della classifica (molti bocciati, tanti delusi) non era e non è, peraltro, un'attenuante: il campionato, alla stesura dei conti, è imperfetto, zoppo. Insoddisfacente. Ci attendevamo sinceramente di più: ma nè la versione targata Cari, nè quella successiva, hanno saputo dotare la squadra di quella disinvoltura e di quella autorità per raggiungere l'obiettivo. Bei nomi, poca sostanza: non sempre, ma molto spesso. Troppe prestazioni lacunose: per intensità, per lucidità. E diffuse sofferenze tattiche: nella prima parte del torneo, innanzi tutto. Anche se poi, alla fine, tattica e impegno non sembrano aver inciso più di tanto. Perchè a Piacenza, così come in altre occasioni, il Barletta sembra crollato, a traguardo praticamente raggiunto, per una questione puramente caratteriale: mancanza di personalità, si chiama. Che la tecnica di base e il grande equilibrio della competizione non sono riuscite a mascherare. Nè in inverno, nè a maggio.

martedì 8 maggio 2012

Bari, la tranquillità inganna

La tranquillità può ingannare. Il Bari, ad esempio. Il Bari che si sente protetto dai quarantasei punti sin qui contabilizzati. Buoni a garantire un finale di stagione soft. In realtà, la serie B, che è competizione lunghissima, riserva sempre novità. E non impermeabilizza nessuno, sino alla maturazione di una quota che soddisfa la matematica. Anche se il calendario offre assstenza, seminando il domani di molti scontri diretti, che giocheranno a favore. Ma quarantasei punti, ancora, non bastano: e sappiamo anche perchè. Vietato rilassarsi. E, invece, la formazione di Torrente sembra essersi rilassata davvero, ultimamente. Non vince a casa propria - come tradizione - e, da qualche tempo, neppure in trasferta (tre punti nelle ultime sei uscite). In coda alla sconfitta a Verona, proprio domenica, è arrivata una nuova caduta: ancora in Veneto, a Cittadella. Dove l'atteggiamento di qualche singolo ha indisposto. E dove il livello di tensione è apparso notevolmente calato. Atteggiamento grave, se si considera che il Bari dovrebbe necessariamente puntare ad una quota conclusiva di assoluta sicurezza: che, in questo caso, andrebbe a coprire gli eventuali danni procurati dalla vicenda calcioscommesse. La squadra sembra non averlo capito. O sembra averlo dimenticato: un vantaggio minimo sulla quint'ultima, a fine torneo, potrebbe non bastare. Anche per questo, sin dalla prissiama gara (venerdì si anticipa con il Brescia, al San Nicola), occorre un'inversione di tendenza. E di scelte, se serve, forti. I corpi estranei, nell'ingranaggio del collettivo, adesso non pagano. E singoli meno dotati, ma più affidabili, meritano una chance. Per le battaglie, occorrono altre qualità: l'accademia pura, oggi come oggi, non fornisce garanzie. Torrente ci pensi.

lunedì 7 maggio 2012

Il Martina si riprende la C


Tutto in un pomeriggio. Senza appello. E senza sconti. Per nessuno. In un pomeriggio che vale, questa volta per davvero, una stagione. Una stagione di insidie, di battaglie, di sacrifici. Di errori e di risalite. Di pagine splendenti e di scadimenti improvvisi. Martina e Sarnese sono lì, a scrutarsi, a squadrarsi. A fiutare le debolezze dell'avversario, ad approfittare della giocata che fa la storia. I campani due punti avanti, a novanta minuti dall'epilogo del campionato. E la gente di Bitetto ad inseguire leadership finale e serie C. Il calendario si è divertito, poi: lo scontro frontale è proprio all'ultimo chilometro. Dal quale, comunque vada, uscirà il nome vincente. Ci ha aggiunto del suo anche la giustizia sportiva, squalificando il Tursi, che avrebbe dovuto contenere il pubblico delle occasioni speciali. E, allora, si ripiega sul green di Bitonto, sede neutra senza cornice di passione e colori. Porte chiuse. Anche se c'è una piccola folla che governa la tribuna: cento operatori dell'informazione accreditati sono la dimensione numerica di un'attesa, di un evento. Che la Sarnese affronta molto meglio, sin dal primo minuto. Mentre il Martina, contratto e sfilacciato, pensa soprattutto a cautelarsi, ripiegando su una manovra di rimessa sbiadita, perchè affidata a lanci lunghi privi di sostanza e di logica. I salernitani si fanno preferire, anche per lo spessore delle occasioni create: il dominio della mediana, del resto, è prerogativa della gente di Pirozzi. Non convince, il rombo disposto a centrocampo da Bitetto: Basile, decentrato, non può organizzare il traffico. E De Tommaso, a ridosso delle punte, non beneficia di nessun lavoro di sponda. Ma, come accade nei momenti importanti di ogni torneo, decidono sempre gli episodi. La svolta ariva in apertura di ripresa: Amodeo viene atterrato e Picci trasforma dagli undici metri. Gli ospiti, oltre tutto, si ritrovano in inferiorità numerica (fuori Panini). La Sarnese reagisce (anche discretamente), ma non sfonda. Invece, malgrado il vantaggio raggiunto, il Martina si innervosisce (cinque ammoniti in una manciata di minuti), confermando il proprio stato di disagio. Amodeo fallisce un'opportunita irripetibile per raddoppiare, ma più tardi si fa perdonare, raddoppiando in coda ad una nuova ripartenza. Sembra fatta, per Gambuzza e soci. Ma c'è ancora da soffrire. Proprio il capitano causa il penalty che riapre la partita a tre minuti dalla fine, ristabilendo la parità numerica in campo. Finisce dopo sei minuti di recupero: due a uno, il Martina torna a varcare la soglia del professionismo, timbrando la quarta promozione di fila. Dalla Prima categoria alla C2, in quarantotto mesi. Travolgendo molti ostacoli. Ottimizzando i tempi (il risultato previsto arriva con due stagioni di anticipo). Giocando spesso un buon calcio. E, talvolta, cadendo nella fossa di un match controverso: come ieri, se vogliamo. Comunque, viaggiando quotidianamente nel solco della programmazione societaria. Che, adesso, cederà il passo ad una nuova pianificazione. Da affidare ai soliti soci e, magari, a qualche altro cognome di supporto. Soprattutto se, come sembra, il vicepresidente Favia cambierà quartiere. Intanto, però, la festa è qui. Ed è una festa che attende pure chi, allo stadio, quest'anno - e neppure l'anno scorso e quello prima - non si è mai visto. Ma, forse, il professionismo può lenire certe ferite. E azzerare certe resistenze politicosociali di provincia.

domenica 6 maggio 2012

Il Lecce crolla davanti al traguardo



Il Lecce crolla davanti al traguardo. E, malgrado l'impresa di metà settimana (pari sul terreno della Juve quasi campione), vede allontanarsi la quota salvezza. La partita da vincere, contro la Fiorentina, viene persa. E il match che salva artitmeticamente i viola sembra condannare i salentini. Che, adesso, attendono il risultato del Genoa, che oggi (sì, oggi: perchè non programmare contemporaneamente i due incontri?) viaggia verso Udine. La speranza, cioè, resiste: anche se la logica costringe al pessimismo. Il divario dai liguri, ormai gli unici che concorrono con la formazione di Cosmi per evitare la terz'ultima piazza, è penalizzante: tre punti. Ma, dopo questa tornata, rimane solo una giornata: e gli spazi, inevitabilmente, si restringono. Il Lecce, si diceva, crolla. Forse anche per stanchezza. Psicologica. Troppi mesi vissuti a rincorrere, del resto, logorano. Seppure faccia un certo effetto quella flessione che arriva nel momento in cui, invece, l'entusiasmo ritrovato dovrebbe sorreggere e spingere gli audaci. Così come stonano quei bisbigli antipatici, che raccontano di un clima, all'interno del gruppo, non eccessivamente sereno. O, nel migliore dei casi, fortemente insidiato dallo stress. Fallire la prova decisiva (o quasi). tuttavia, è argomento scomodo. Che, da solo, oscura la recente cavalcata di una squadra resuscitata in primavera. Ma, evidentemente, depotenziata anche dalla vicinanza di troppe gare nell'arco di pochissimi giorni. Tre volte in campo in una settimana: moltissime, per chi non è abituato. E, soprattutto, per chi si gioca la vita. Un salasso energetico, ma pure nervoso: che il Lecce non ha saputo governare. Malgrado la richiesta (legittima) di posticipare l'impegno con la Fiorentina. E di uniformarsi al resto della serie A. Richiesta inutile: perchè la Lega non ascolta, quando non vuole sentire. E quando non sa (o non può) liberarsi dalla morsa delle proprie convenienze, indispettendo. Perdendo altro credito. E mancando di rispetto.

giovedì 3 maggio 2012

Andria, aprile felice

La crescita dell’Andria, coincisa con il mese di aprile, ha decisamente rivalutato il profilo di una squadra vicina, ad un certo punto della stagione, al collasso. E, come quasi sempre accade, la lievitazione del modulo e dei singoli ha finito per influire direttamente sulla classifica. A novanta minuti dai primi verdetti, la formazione di Cosco è invidiabilmente avanti a sei concorrenti dirette (nell’ordine, Triestina, Latina, Feralpisalò, Piacenza, Prato e Bassano) per la salvezza: quanto basta per cercare la vittoria all’ultimo chilometro, senza doversi preoccupare di quello che faranno gli avversari. Evitare i playout, cioè, oggi non sembra affatto disagevole: anche per la situazione di assoluta tranquillità in cui veleggia il Portogruaro, che scende in Puglia domenica. Pochi, pochissimi inguaribili ottimisti avrebbero rischiato questa ipotesi, appena un mese fa. Segno evidente che una quadratura, seppur tardiva, dell’impianto di gioco sfocia puntualmente nel conseguimento dei risultati e di un obiettivo. Obiettivo che l’Andria adesso intravede dopo aver sofferto dentro e fuori del campo. E che, paradossalmente, si materializza al culmine di un delicato processo di rivisitazione societario (il presidente Fusiello è dimissionario, adesso c’è un amministratore delegato che opera al suo posto, ma rimane il proprietario del club e, quanto prima, dovrà cedere le proprie quote a chi si dimostrerà interessato). Sfruttando, chissà, anche quella calma più o meno apparente che, dopo la contestazione della tifoseria al massimo dirigente, ha accarezzato l’ambiente e, di riflesso, chi scende in campo. Niente accade per caso: il pallone, certe volte, è scienza quasi esatta.  

mercoledì 2 maggio 2012

Barletta, il treno sembra passato

E' tempo di calcoli. A novanta minuti dall'esaurimento della regular season, il Barletta naviga un punto sotto la soglia dei playoff. E la Cremonese, che domenica prossima riceve il Süd Tirol (ancora interessato a rientrare nel discorso spareggi, ma oggettivamente assistito da poche probabilità), si fregia di molti favori del pronostico. La gente di Di Costanzo (due a zero sulla Carrarese, nell'ultimo match) viaggerà invece per Piacenza, in casa di un avversario che cerca punti per guadagnare credito nella prossima griglia playout. Vista così, è difficile: semplicemente. La speranza di raddrizzare una stagione vagamente grigia, cioè, sta sfumando. Perchè la squadra ha recuperato un minimo di continuità troppo tardi, giusto nelle battute conclusive. O, se vogliamo dirla per intero, dopo aver vissuto tanti mesi ai margini della zona più nobile della classifica, il Barletta ha dimenticato di sprintare quando si compiono i destini, cioè tra marzo ed aprile. Continuando a perdersi tra i problemi di sempre. Non è stato un problema mantenersi allacciato al gruppo dei favoriti, pur senza brillare. E' un problema, invece, non aver cambiato il passo nell'ultima fase del campionato. Quando il treno è sfilato via: senza che i viaggiatori se ne siano praticamente accorti.

martedì 1 maggio 2012

Foggia, futuro cercasi

La certezza aritmetica della salvezza arriva con sette giorni di anticipo. E sul campo della capolista Ternana, che ha già festeggiato il salto di categoria la settimana prima. Il Foggia, al Liberati, guadagna il punto della tranquillità: assolvendo quella che sembrava una formalità, piuttosto che un'esigenza reale. Firma il risultato Walter Bonacina, tornato da poco sulla panca lasciata da Stringara, a cui il derby con il Taranto si è rivelato fatale. E, con lui, una squadra mai entrata per davvero nel cuore della gente che tifa: forse perchè troppo umorale. O perchè inadeguata, per caratura e spessore, a saziare gli appetiti di una piazza sofferente alla terza serie. Una squadra che, però, rispetta il programma societario, malgrado la penalizzazione sofferta durante il cammino: navigando senza continuità, ma conquistando in trasferta quello che perde in casa. A campionato quasi archiviato, intanto, attira di più quanto patron Casillo deciderà di fare. Anche se, ascoltando le numerose dichiarazioni del presidente, è difficile ipotizzare la prosecuzione del progetto. Al quale, peraltro, la stessa tifoseria non crede più, da tempo. Anzi: la frattura tra la tifoseria (quella organizzata, innanzi tutto: che, di solito, condiziona) e il massimo responsabile del club appare profonda, insanabile. Per dirla in una frase, tra le due sponde non esiste alcuna piattaforma di tolleranza, ormai. E, a queste condizioni, è impensabile continuare a fare calcio. Non ci sono più i presupposti, spazzati da minacce, contraddittori aspri, show televisivi e comunicati stampa. Che riducono la questione ad una scelta di campo doverosa, netta e inequivocabile, ma anche rapida. Casillo, innanzi tutto, spieghi a quali condizioni intende defilarsi, se davvero vuole scrollarsi il peso della gestione del Foggia: e con chiarezza. Del resto, un'altra stagione di scontri frontali, al di là dei torti e delle ragioni di uno schieamento o dell'altro, non serve a nessuno: e tanto meno a lui, che sotto il profilo commerciale ha solo da perdere. Il pallone, in Capitanata come altrove, si fa con il sostegno della base, cioè di chi poi va allo stadio o vive la squadra giorno dopo giorno. Bypassare la piazza e i suoi umori non è sensato. O, comunque, non paga. E, presto o tardi, tutto si ritorce contro. Il vaso è rotto. E, se i cocci si ricomponessero, resisterebbero sempre i segni. Pronti ad aggredire il domani.

lunedì 30 aprile 2012

Lecce, stop che fa male

Un punto in meno del Genoa (trentasei contro trentacinque) è un particolare che fa ingolosire. Tanto quanto la considerazione che l'avversario più diretto per la salvezza naviga in una cattiva condizione psicologica. La sconfitta dei liguri nel matinée di Bologna, poi, è una notizia gustosissima. Ma il Lecce, sull'erba di casa, incrocia il Parma e perde l'occasione per effettuare il sorpasso. O, quanto meno, per agganciare la formazione appena affidata a Gigi Di Canio, un ex. Due a uno, vincono gli emiliani. La gente di Cosmi, nel match più importante del mese, si scopre un po' usurata, stanca. Sprecando il secondo impegno interno di fila (a via del Mare, sette giorni prima, era passato anche il Napoli). E capisce di dipendere direttamente dalla sagacia tecnica dei suoi big, come Muriel (è in evidente calo). La rincorsa, in realtà, sembra aver fiaccato un po' il gruppo: e questo ci sta. Ma la flessione complessiva, nel momento più delicato, finisce per logorare l'entusiasmo recuperato. Alla vigilia, oltre tutto, di un impegno infrasettimanale (mercoledì si va in casa della Juve che vede nitidamente lo scudetto) assolutamente proibitivo. E in virtù, peraltro, di un calendario leggermente più pesante di quello genoano. A tre turni dallo stop, però, i conti valgono poco. Necessitano, piuttosto, tutte le risorse: soprattutto quelle mentali. A microfoni aperti, immediatamente dopo la partita di ieri, il coach si è lamentato della mancanza di convinzione della prima frazione di gioco, di un tempo regalato, di un atteggiamento scarsamente aggressivo. Grave, a questo punto del torneo: in cui le motivazioni e il coraggio sopperiscono alle lacune di una stagione intera.   

venerdì 27 aprile 2012

La piazza rompe con D'Addario. Definitivamente

La leadership è solo virtuale. Perchè in B ci va la Ternana, con due turni di anticipo. Eppure il Taranto (sessantaquattro punti sul campo, dai quali vanno decurtati i sette di penalità) è, oggi, la migliore del suo girone di terza serie. Le ultime due vittorie (a Foligno, domenica, e in casa sulla Tritium avant'ieri) servono a spaventare la concorrenza e a rilanciarsi in proiezione playoff (lotteria che costituisce, ormai, il traguardo più immediato, ancora da blindare), ma accrescono pure il rammarico. O la rabbia. Perchè è molto triste sentirsi i più potenti e guardare la festa altrui. Però, è anche vero che la formazione di Dionigi arriva psicologicamente preparata all'avvenimento, provando a farsi bastare la credibilità recentemente riacquisita e la consapevolezza di poter contare su se stessa, sulla ritrovata compattezza di un impianto di gioco che ha sofferto (e, qua e là, ancora soffre) l'appannamento di alcuni protagonisti della prima parte del torneo e sulla fame del risultato, che resiste. Ecco, il Taranto di oggi non è ancora il miglior Taranto della stagione, la difesa non è più impenetrabile come nell'inverno appena trascorso e il logorio è pur sempre un nemico con cui misurarsi: ma, almeno, le punte hanno ripreso a graffiare, la personalità del gruppo emerge nelle occasioni più importanti e il modulo ha tornato ad alimentarsi di qualche certezza in più. Gli avversari, certo, sono tanti e pure qualificati, ma proprio la leadership virtuale può aiutare a pensare positivo. Riscaldando la tifoseria, che tributa alla squadra il proprio apprezzamento. Rompendo, contemporaneamente e definitivamente, con patron D'Addario, considerato il responsabile unico della mancata promozione in prima battuta. Cori e striscioni eloquenti, il feeling si è consumato. Di contro, il presidente minaccia (di fare calcio altrove) e consiglia (chi è interessato al club, si munisca di contante). La contestazione, adesso, potrebbe persino allargarsi, investendo chi scende in campo: ci sono tutti gli ingredienti per crederlo. E, del resto, neppure D'Addario fa molto per placare la stizza della piazza: legittimamente, dal suo punto di vista. Rischiando, però, di lasciarsi travolgere dallo stesso vortice che ha inghiottito altri, prima di lui. Che, come lui, al Taranto hanno dato, senza però entrare nel cuore della gente. E senza farsi troppo amare. Questa sì che è una maledizione.

giovedì 26 aprile 2012

Martina, disavanzo invariato

Matera porta bene. Anche come terreno di scorta, considerata la lunga squalifica del Tursi. Il Martina riceve la Casertana in Lucania e la batte (due a zero). Segna per due volte De Nicola, rincalzo che si fa trovare pronto e che, forse, ad un certo punto della stagione (cioè qualche settimana addietro) avrebbe meritato una chance. Proprio quando Picci scontava i quatto turni di squalifica ed Amodeo zoppicava. E che tuttavia, nel momento di massimo bisogno, è anche inciampato in un'infortunio che ha acuito le difficoltà del gruppo. Il primo sigillo, addirittura, è una perla: sforbiciata classica, praticamente all'incrocio. Prodezza da attaccante consumato, che annusa la porta e, di spalle, la trova puntualmente. Non è un match semplice: i campani, del resto, sperano ancora di inserirsi nella lotta al primato, pur disponendo oggettivamente di scarse quotazioni. E, prima di cedere, giostrano con discreto ordine, issandosi su una mezz'ora di calcio discreto. E non è neppure una partita svincolata dal risultato di Piscinola, casa del Campania, dove la capolista Sarnese trova il successo poco prima del novantesimo, mantenendo i due punti di vantaggio su De Tommaso e soci: che, a centottanta minuti dalla conclusione del torneo, restano una dote non indifferente. E che, se la situazione non dovesse mutare domenica prossima, permetterebbero ai salernitani di puntare a due risultati su tre nello scontro diretto all'ultima giornata: da consumarsi ancora una volta sul neutro di Matera, oppure altrove. Anche se, da un'altra angolazione, una squadra come quella di Bitetto non è troppo abituata a elaborare il calcolo: preferendo paradossalmente l'alternativa estrema. Prima, però, è meglio badare al Trani di Dellisanti, il prossimo avversario, tranquillo ma ancora concentrato: il destino del Martina passa dalla Puglia, prima di tutto. E' scritto. E sarà giudizioso non attendersi favori: nè dalla Fortis, nè da chiunque altro. Un errore e crolla tutto. Una condanna. Ma, forse, anche una convenienza.

mercoledì 25 aprile 2012

Nuove nubi sul Bari

Riparte il calcio che la morte sul campo (di Morosini, tesserato con il Livorno) ha fermato. E il Bari, sulle zolle del San Nicola, incrocia e imbriglia la capolista, un Torino un po' svogliato o, più semplicemente, sparagnino e calcolatore. E' il Toro di mastro Ventura, uno che a Bari ha vissuto momenti esaltanti e un'ultima parte di esperienza davvero traumatica. Ereditando un esonero, molte accuse e il marchio infamante di una retrocessione, smaltita a metà con il suo successore (Mutti). E che, al ritorno in Puglia, non ha potuto sottrarsi ad una corposa porzione di insulti: prima e durante il match. Niente, peraltro, al confronto di quelli incassati dall'esterno granata Parisi, un altro ex di quella squadra inchiodata dal campionato passato e già asfaltata dalle accuse di combine nella vicenda triste del calcioscommesse. Comunque, lo zero a zero del sabato non cambia nulla, sull'Adriatico: dove si naviga in attesa di scoprire cosa accadrà dopo. Limitandosi a lenire le ferite recenti di Verona (sconfitta pesante, malgrado l'approccio felice). Non cresce neppure il quoziente di pericolosità della formazione di Torrente nelle partite interne, dove non si vince quasi mai: quindi, normale amministrazione. Ovvero, l'unico segnale di una stabilità in cui l'intero ambiente, di questi tempi, vorrebbe misurarsi. Nella realtà, però, la gente che tifa continua a scontrarsi con quello che non vorrebbe vedere e sentire. E, mentre la scure della giustizia sportiva sembra incombere, anche l'iscrizione al prossimo campionato è già seriamente a rischio. L'impasse societario non è ancora appianato e la famiglia Matarrese non ha pubblicizzato un ipotetico piano di salvataggio. E, peraltro, l'ipotesi di un fallimento a stagione in corso non è neppure stata presa in considerazione. Era una possibilità per salvaguardare il titolo sportivo: la speranza è che ora, in riva all'Adriatico, non si debba rimpiangere l'opportunità scartata.

lunedì 23 aprile 2012

Grottaglie, la sosta è di troppo

La sosta obbligata del calendario sembra aver disturbato l'incedere sicuro della versione primaverile del Grottaglie. Nella gara che serve a sperare in un allungo sostanzioso (la Viribus viaggia - e perde - a Sarno, in casa della capolista), contro il Campania la gente di Pizzonia si inaridisce, arenandosi nelle problematiche antiche (insufficiente incisività, discontinuità di rendimento, scarsa brillantezza nelle occasioni che contano) e accontentandosi di uno zero a zero un po' sbiadito. L'Ars et Labor, in campo con sette under dal primo minuto anche per necessità, spreca il match ball in mezzo al campo, dove il passo compassato di Salvestroni e Luzzi non sprona e dove l'avversario è, di contro, più corposo. E, ovviamente, senza spunti golosi, quasi sempre finisce come non si vorrebbe che finisca. La pigrizia del confronto, anzi, riesce persino a infastidire quanti hanno recentemente cominciato a confidare nella salvezza immediata. Che, peraltro, la classifica garantisce ancora, oggi come oggi: a tre turni dal termine della regular season. Un periodo, detto per inciso, sufficientemente lungo per temere intoppi, resurrezioni altrui e cali di tensione propri. Che una partita come quella di ieri può teoricamente annunciare. Il Grottaglie vecchia maniera che riemerge, cioè, è un indizio antipatico.

giovedì 19 aprile 2012

Bisceglie, la gioia della D

Un'altra promozione. In D. La seconda, nella stessa stagione. E' quella del Bisceglie, che varca la porta passando per la Coppa Italia: la competizione tricolore, si sa, nel panorma dilettantistico non è solo visibilità e occasione da palmarès. Ma anche beneficio tangibile. Dietro al Monopoli, in campionato. E davanti al Monopoli, nel torneo collaterale. Quindi, alle finale nazionali: dove la formazione allestita da patron Canonico e affidata in corsa a Nicola Ragno, uno specialista in salti di categoria, supera prima il Soverato, poi il Termoli e, infine, il Pisa (il vecchio Pisa, lo Sporting Club, quello della serie A): dribblando l'ostacolo ed evitando anche la coda dei playoff del torneo principale. La sida decisiva, quella del Flaminio di Roma, non è agevole: soprattutto per lo spessore dell'avversario. Comincia molto bene (neroazzurro stellati sùbito in gol, doo soloi tre minuti di gioco) e prosegue con qualche rischio. I toscani pareggiano, in apertura di ripresa. Ma Moscelli (attivissimo, sgusciante, utiulissimo) e soci trovano il sigillo della festa nell'ultima porzione dell'incontro. Ribadendo, anche a chi non vuole ammetterlo, la bontà del livello medio del campionato di Eccellenza pugliese: senza dubbio alcuno, tra i più competitivi della penisola. E la convenienza (purtroppo o per fortuna, è così) di allestire organici importanti (e dispendiosi) pure negli inferi della sesta divisione nazionale. Dove il professionismo alberga da sempre, a dispetto dello status ufficiale. E dove, nei fatti, comincia la pianificazione: che il Bisceglie, per una questione di appetiti e di blasone, sta perseguendo. Ben conoscendo quello che lo aspetta: finiti gli entusasmi, restano le spese. E i campionati che verranno non potranno essere recitati senza ambizioni: lo sforzo, questo primo sforzo, diventerebbe inutile. Fine a se stesso.

venerdì 13 aprile 2012

Abbiamo sognato, abbiamo scherzato

Ne avevamo parlato: con un briciolo di campanilismo, con un bagaglio di speranza. Quella sacra alleanza tra le squadre e le genti di Puglia ci era diventata simpatica. Il Casarano che tramortisce l'Ischia senza averne davvero bisogno, il Martina che si avvantaggia dello score del Capozza e schizza verso la serie C: tutto stimolante, tutto persino bello. Poi, però, ci si risveglia. Ed è un risveglio faticoso. Il Grottaglie che pareggia (legittimamente) in Valle d'Itria, il Martina che incespica a quattro giornate dal traguardo, la Sarnese che scatta in pole position, con i favori del pronostico: sin qui, tutto normale, in un campionato combattuto come quello appulocampano di D. Quello che segue, tuttavia, è meno gratificante: per tutti. Accade che il Grottaglie si sente ferito dell'accoglienza ricevuta nel derby dalla dirigenza di casa, chiedendo (è legittimo anche questo, ci mancherebbe) la vittoria a tavolino. Che il Martina si vede sfiancato dal giudice sportivo: cinque appiedati (come nelle attese) e campo squalificato (attendevamo anche questa sanzione, ma non così grave: quattro partite, quindi niente più scontri diretti al Tursi). E, infine, che De Finis, uno dei presidenti del Brindisi (anche il Fanuzzi, dopo il match con la Turris, rimarrà chiuso per un turno) si lasci scappare una frase infelice: se gli adriatici, infatti, il ventidue aprile ospiteranno il Casarano a porte chiuse è perchè la Lega vuol favorire il Martina. Ragionevolmente troppo lontano per essere raggiunto e, comunque, non più leader del raggruppamento. E, come abbiamo visto, pesantemente colpito in settimana. Giusto per smentire ogni congettura. Massì, abbiamo sognato. Abbiamo scherzato. E di sacre alleanze non parleremo più. C'è una quotidianità che pulsa. E troppi campanili che sgomitano. Come un tempo, come sempre. Lo sanno anche la Sarnese di oggi e tutti gli avversari di domani: è una notizia di cui, oltre confine, faranno buon uso.

giovedì 12 aprile 2012

Il Lecce e l'obbligo di crederci

Tre risultati in fila, nelle ultime due settimane, significano sette punti. E, se il pareggio a casa propria con il Cesena sembrava avesse depotenziato le ambizioni del Lecce, il successo largo sulla Roma (all'Olimpico) e quello, ancora più esaltante per le modalità con cui è stato raggiunto, di Catania rinverdiscono i desideri della brigata Cosmi. Cioè, la formazione salentina è ancora, a pieno diritto, nel cuore della battaglia per la sopravvivenza. Al di là di quello che le vicende extrasportive del calcioscommesse potranno rivelare più avanti: certamente a campionato chiuso. E quando l'eventuale pena, qualsiasi essa sia, dovrà necessariamente essere erogata con senso afflittivo. Diciamo anche che, di fronte ai precisi sintomi di risveglio di Giacomazzi e compagni, coincidono anche le disavventure del Genoa e della Fiorentina, che hanno sopperito al nuovo carburante immagazzinato dai serbatoi di Siena e Parma, ovvero le concorrenti dirette di metà marzo. Che, adesso, si sono un po' dileguate dal vortice caldo: lasciando, appunto, la sensazione di vuoto a due formazioni mentalmente non abituate a dover trattare di salvezza e, probabilmente, neanche troppo attrezzate per combattere la recessione. Proprio il Genoa e la Fiorentina, allora, sono il nuovo obiettivo del Lecce: un collettivo che un nuovo modo di pensare la partita e, ovviamente, il conforto dei numeri hanno aiutato a lievitare. E' una squadra, questa, che oggi non attende gli accadimenti, ma che cerca di prevenire il match, di aggredirlo. E, dunque, di determinare il suo stesso destino. L'ultima fatica, in Sicilia, conferma. Malgrado lo svantaggio, recuperato negli ultimi minuti utili. Come sempre accade, poi, c'è anche un avversario che crolla. E che, come nel caso del Catania, si complica l'esistenza (il gurdasigilli Carrizo si fa espellere e in porta va a parare Lodi, un centrocampista: suo, del resto, l'intervento difettoso che favorisce il sorpasso firmato Di Michele). Certo, gli episodi, che tutti assieme scrivono l'esito di un'intera stagione, oggi come oggi sono benigni: e, proprio per questo, vanno cavalcati. Senza badare ai calcoli, il Lecce è obbligato a crederci.

domenica 8 aprile 2012

Il derby scontenta tutti

Due pedine di vantaggio non si concedeno volentieri a nessuno. Dopo poco più di mezz'ora di calcio, oltre tutto. E poi il Grottaglie di questi tempi è un collettivo ordinato e irrobustito dai risultati, dunque rinvigorito dalla speranza. E' evidente, allora, che il derby del Martina zoppica troppo presto, malgrado un approccio al match discretamente vivo. La direzione di gara (quella del tiburtino Marinelli) scandalizza, peraltro, la squadra e la tifoseria di casa: anche se le prime due espulsioni (Basile e Vitale, per doppia ammonizione) rispondono all'esigenza di rispettare il regolamento. Semmai, stonano altre scelte arbitrali: come la diversa interpretazione di alcuni falli e dei casi da ammonizione. Che penalizzano sempre il Martina e non sempre l'Ars et Labor. Esempio: c'è un intervento scorretto ai danni di De Tommaso ai limiti dell'area, ci starebbe anche la sanzione personale per Salvestroni, ma il gioco procede e la successiva scorrettezza (più plateale che arcigna) di Scoppetta innesca il terzo cartellino rosso inflitto alla formazione di Bitetto (si continuerà otto contro dieci). Ancora: il mani di Picci è puntualmente punito, quello di un avversario no. Però, di contro, l'allontanamento del grottagliese De Angelis non esiste. E il fallo su di lui, giusto sulla linea dell'area, andrebbe fischiato. Inevitabilmente, dunque, la partita si lascia condizionare dagli episodi: evidentemente istigati, sul campo, dalle parole in eccesso (non troviamo spiegazione diversa, la partita sembra sostanzialmente priva di cattiverie). E l'atmosfera, in Valle d'Itria, finisce per appesantirsi assai. Ovviamente, il Martina (che viaggia sotto di un gol) si innervosisce e rischia di sfaldarsi. Trovando, però il cuore e l'energia per assaltare l'avversario e raggiungendo, in pesante inferiorità numerica, il pareggio: che, almeno, lo mantiene a rimorchio della Sarnese, vittorioso a Gaeta. La divisione della posta, cioè, diventa l'epilogo meno quotato. Che, tuttavia, non nasconde due concetti. Il primo dei due: decisioni arbitrali a parte, la gente di Bitetto conferma la propria decrescita e la lievitazione di tensione. In attesa della pioggia di squalifiche che complicheranno il cammino, azzerando il centrocampo già nella prossima trasferta di Casarano (dalla panchina, è stato espulso anche Mattioli, mediano di riserva). In un momento in cui il coach già non può contare su diversi acciaccati. E in attesa, chissà, della squalifica del campo (a fine primo tempo, qualcosa è accaduto, giura qualcuno). Il secondo concetto: la gestione della seconda frazione di gioco del Grottaglie, esageratamente coperto e rinunciatario, è suicida. Tanto da considerare l'illustrissimo punto una mezza sconfitta.

sabato 7 aprile 2012

Il nemico viaggia alla testa del Bari

E, mentre l'indagine sul calcioscommesse promette di infierire sul Bari, c'è pur sempre un campionato che pulsa. Senza episodi clamorosi, per la verità: perchè la formazione di Torrente continua a comportarsi come ha sempre fatto. Punti (tanti punti) in trasferta, come i tre raccolti anche a Pescara la settimana passata, e timidi pareggi (quando va bene) sull'erba di casa (ieri ha beneficiato del risultato il Grosseto). Quanto basta per garantirsi ancora la posizione di rincalzo ai playoff, che peraltro Stoian e soci non raggiungeranno mai (la concorrenza avanza, la penalizzazione incombe). La nota più evidente del venerdì, però, sorge fuori dal rettangolo di gioco. Sugli spalti, più precisamente. Dove la curva tradizionalmente più calda canta l'odio per i rivali di sempre (il Lecce), deridendoli. Dimenticando che proprio alcuni rappresentanti dell'universo ultrà adriatico sono accusati di aver addomesticato alcuni risultati dello scorso torneo: prospettando una sconfitta alla loro squadra in cambio di vantaggi personali. E che una delle partite nel vortice del dubbio è proprio quella con i salentini, regolarmente persa. Dagli altri settori del San Nicola, così, si leva una protesta accorata. Sincera. Rumorosa. Non verso la squadra. Non verso la società, il bersaglio ideale di sempre. Ma proprio verso quello spicchio dello stadio. Ora troppo diviso per mirare all'obiettivo del recupero di una dignità scalfita. Sono i segni di una fede perduta (da alcuni). Di un calcio in agonia. E di una città calcisticamente confusa. Il nemico, diceva qualcuno, viaggia sempre alla tua testa.

mercoledì 4 aprile 2012

Partite truccate, il tempo passa e stringe la Puglia

Si approfondisce l'inchiesta. Si moltiplicano le audizioni. Fioriscono le confessioni. Si allarga il cerchio dei club preoccupati. Si appesantisce l'esposizione del Bari. E peggiora anche la situazione giuridica del Lecce. L'orrore del calcioscommesse risparmia pochi. E aggredisce il calcio di Puglia, prima di tutti. L'arresto e le ammissioni di colpevolezza di Andrea Masiello, un passato sull'Adriatico e un presente a Bergamo (sua l'autorete nel derby della passata stagione, che salvò i salentini dalla B) sono un macigno che devasta. E che apre scenari funesti. Anche se, per l'occasione, la corsa al pronostico giusto non c'entra: ma c'entra, semmai, la corresponsione di un utile in cambio di un favore sul campo. Di sicuro, però, avvertiamo la netta sensazione che finirà male: perchè il circo mediatico è in pieno movimento e perchè non si avverte, in giro, il desiderio di glissare sulla questione. Giustamente, peraltro. Ma anche perchè non è più un problema di supposizioni, ma di fatti suffragati dalle parole dei protagonisti. Ben sapendo, peraltro, che non sempre giustizia ordinaria e giustizia sportiva intrecciano le proprie strade. E che, spesso, tutto non è come sembra. O come si è voluto che sembrasse. Eviteremo, tuttavia, facile retorica (sulla nobiltà dello sport e sulla precarietà ai tempi della commercializzazione del pallone e della recessione) e previsioni (penalizzazioni o meno, retrocessioni oppure no). Aspettando i verdetti che verranno, prima o poi. Limitandoci a navigare nelle acque conosciute. E a distinguere tra responsabilità oggettiva (oggi come oggi, sembra il caso del Bari) e responsabilità diretta (è l'accusa che, molto probabilmente, cercherà di inchiodare il Lecce). Sarà, però, una primavera caldissima. E seguirà un'estate infuocata. Le sentenze, qualunque esse siano, non arriveranno prima di allora. Ma, necesseriamente, non potranno tardare troppo. Lo chiede la logica, ma soprattutto lo esige la prossima stagione agonistica, che comincerà a premere. E sembra invocarlo l'intero ambiente calcistico, che si sta sollevando. Così come lo pretende un Paese intero che tenta di nascondere le magagne della quotidianità con una ritrovata intolleranza al reato. Ecco, allora, che anche i tempi (ristretti) giocheranno contro chi, come il Bari e il Lecce, dovranno difendersi. O ripararsi dalla tempesta.

martedì 3 aprile 2012

La stizza del Foggia e la stanchezza del Taranto

Un uomo in meno e un gol di vantaggio, siglato dagli undici metri. Quegli stessi undici metri che sembrano penalizzare l'avversario: prima, un altro calcio di rigore è stato sprecato. Dopo aver acceso la polemica: perchè il Foggia, a Taranto, si rinzela a match appena sbocciato. La spinta di Traoré (su Alessandro) è, del resto, debole, debolissima. E la conseguente espulsione del coloured inasprisce il gap. Eppure, tutto sembra capovolgersi: è la squadra di Stringara a passare per prima, malgrado l'inferiorità numerica. Solo che gli jonici, meglio dotati, ma non eccessivamente più brillanti, sanno invertire la tendenza e inseguire il successo, trovandolo. Due a uno: i dauni contestano le modalità di un derby interessante nella prima mezz'ora e decisamente più grigio dopo. Recriminando sui provvedimenti disciplinari (ad un certo punto, si gioca nove contro undici) e pure sulla tempistica con cui vengono sdoganati (il terzo cartellino rosso del match, per il tarantino Sciaudone, piove solo al novantesimo, quando non c'è più tempo per rimediare). Di contro, il Taranto ritrova il successo dopo sei pari di fila, escluso quello di Como, domenica l'altra (si dovrà rigiocare). Senza liberarsi, peraltro, di quell'appannamento che lo stringe da un paio di mesi. E che spinge il suo presidente a dissociarsi dall'interpretazione della gara fornita dalla squadra. Un modo come un altro, questo, per sugellare l'ennesima settimana movimentata della stagione: culminata con le dimissioni del vicepresidente e la conferenza stampa congiunta di giocatori e società, utile per affermare la ritrovata coesione e per pubblicizzare il pagamento delle mensilità arretrate. Un dettaglio che, adesso, pare sottrarre alla squadra le preoccupazioni, ma anche le attenuanti. Ma che non riesce a limare il peso delle minacce (della punta Guazzo, verso un operatore dell'informazione) e delle accuse incrociate (tra lo stesso D'Addario e un vecchio tesserato, Galigani: al quale il patron ha sostanzialmente intimato di non intromettersi nella vita del club). Il tutto mentre la Ternana s'inceppa ancora e il disavanzo dalla vetta si riduce a cinque punti e, virtualmente, a due (la gente di Dionigi deve recuperare un match). Ancora troppi, in considerazione della seconda penalizzazione che arriverà il dodici aprile. Cioè, di una condizione ineluttabile che ha già ostacolato e che continuerà a disturbare un collettivo da rispettare, ma anche mentalmente stanco e psicologicamente un po' logorato.

lunedì 2 aprile 2012

Il momento buono del Grottaglie

La marcia prosegue: terzo risultato pieno di fila. Il Grottaglie riemerge: nei sentimenti della tifoseria, prima ancora che in classifica, ancora sostanzialmente deficitaria. Eppure, sembra una domenica di normale difficoltà. La Viribus, al D'Amuri, si veste da squadra vera: perchè gioca la palla e occupa il campo, calandosi nel suo modulo inconsueto (3-3-3-1 in fase di possesso, o - se preferite - 3-3-4). L'Ars et Labor, che due vittorie di seguito hanno rilanciato, si sorprende senza farsi intimidire a lungo. E, appena può, ruggisce. La gente di Pizzonia, all'interno del match, non possiede continuità, ma si anima con momenti di brillantezza: forse, è un segnale di crescita anche questo. Che la squadra intende valorizzare, perseguendo quello che è diventato l'obiettivo principale: mettere, tra sè e la terz'ultima, quel margine di punti (almeno otto) utile per evitare i playout, ai quali altrimenti sarebbe difficile sfuggire. E' vero però che la brillantezza (De Angelis e Lucà pungono abbastanza) necessita del nutrimento del ritmo, un dettaglio ancora inespresso. Accade però che il match, prima di scivolare lentamente e malgrado l'avversario non scalfisca lo spessore della propria organizzazione, cambi strada: prima Salvestroni s'inventa un destro secco e potente e poi De Angelis trasforma un penalty corredato di espulsione. Episodi che, alla fine, determinano il risultato (finisce due a uno). Lasciando un sapore buono, al di là della vittoria. Se non altro, perchè, oggi, questo è un colletivo presente nel vortice della battaglia e non più avulso dal contesto in cui viveva e vive. Guardandosi indietro, non è poi neanche poco.

giovedì 29 marzo 2012

Nardò, salvezza centrata. A metà

Lo svantaggio (temporaneo) su quel calcio franco, proprio in chiusura della prima frazione di gioco, maturato di fronte all'Oppido confonde le idee, morde e un po' spaventa. Ma il Nardò, almeno davanti ad avversari che rientrano nella categoria della propria portata, sa riorganizzarsi, dettare i tempi e recuperare. Uno, due, tre gol, di Febbraro, Raponi e Taurino: la vittoria è limpida. E la salvezza ormai matematica: quarantadue punti bastano, per rilassarsi davvero. A sei chilometri dal traguardo: con anticipo corposo. Figlio, ovviamente, dell'approvvigionamento ultimato dalla formazione che ha battagliato nel girone di andata (diversa, troppo diversa da alla banda di giovani utilizzata dopo la rivisitazione finanziaria, lo smembramento di metà stagione e l'azzeramento delle ambizioni), ma anche dell'utilitaristico cammino della seconda versione della squadra di Alessandro Longo (un bel numero di pareggi, tra qualche inevitabile caduta). Quello che al Nardò si chiedeva, dunque, è arrivato. Regalando tanto sollievo. Sollievo, peraltro, soltanto passeggero. La partita, del resto, si sposta, adesso. Dal campo alle scrivanie. Quelle della società, di Palazzo di Città e dello sponsor, Antico. Più volte, in passato, vicino ad acquisire il club, senza definire: ma ancora fortemente tentato dall'avventura. Russo, il presidente, alla fine lascerà. Ma la situazione è ancora da definire: domani, pare. La tifoseria non gronda troppo ottimismo: però, malgrado tutto, della transazione si continua a parlare con margini di speranza. Una transazione attraverso la quale, e solo attraverso la quale, passa la salvezza del calcio neretino. Cioè, la speranza è sempre solida. Tanta insistenza, tanto cuore e tanto attaccamento (della squadra verso la tifoseria, della tifoseria verso la maglia, della città verso il pallone) meritano una nuova chance.